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La nostra storia

La nostra storia

Birraria Poschiavina SA


La Birraria Poschiavina è nata in Valposchiavo con l’obiettivo di proporre dei prodotti artigianali di qualità, un po’ come nel passato era stato fatto dalla Birraria dei fratelli Zala nel 1850.

Ai tempi il mastro birraio Christian Hosig, arrivato da Splügen a Poschiavo, si mise al lavoro per far scoprire ai poschiavini i pregi della bevanda fermentata tipica del nord europa.

I fratelli Zala, degni successori di Hosig , diedero continuità alla «Birraria» fondando la Birraria Poschiavina SA.

A seguito della scomparsa di Lucio e Giovanni Zala, nel 1905, Pietro fu costretto ad aprire la sua azienda ad altri investitori.

La crisi economica degli anni Trenta del ventesimo secolo, colpì il turismo e costrinse i mastri birrai a vendere l’attività alla Birraria Engiadinaisa di Celerina, poi rilevata dalla Calanda di Coira, oggi parte della multinazionale Heineken.

Nel 1929, di fatto, il marchio cessò la sua presenza sul mercato.

Nel 2020 l’attività riprende nella stessa Valposchiavo, riportando alla luce sia la denominazione originale, sia il cristallo di ghiaccio stilizzato che decorava un tempo i tappi a molla, evocando la ghiacciaia  del “Crot”  dove veniva conservato il prodotto finito, ma anche le caratteristiche rinfrescanti della birra.

L`intento e lo scopo principale della Birraria Poschiavina SA, sono quelli di riuscire, con innovazione e esperienza accumulata negli anni, a produrre birra che abbia come caratteristiche principali qualità, e artigianalità, cosí come già accadeva un tempo in Valposchiavo.

Con inpegno e dedizione produciamo due Birre in stile “Ale inglese ”, che rappresentano il nostro stile produttivo artigianale .

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e la storia continua.......

Dove e come effettivamente sia nata la birra nessuno lo sa con precisione, anche se moltissime sono le testimonianze storiche pervenute sino a noi, ed immensa sia stata la diffusione di questa bevanda nelle varie civiltà.

Quello che è certo, è che la birra non è nata da un esperimento fatto di proposito, ma da una pura casualità.

Varie sono le ipotesi a riguardo: c’è chi sostiene che la birra sia stata scoperta casualmente quando alcune donne, avendo lasciato per qualche tempo dell’orzo ancora umido in un contenitore, avevano trovato al suo posto una bevanda che si mostrava non tossica e apprezzabile al palato.

Cosi com’è quasi sconosciuta la modalità con cui è stata scoperta, non si conosce precisamente il luogo dove inizialmente la birra si è diffusa e la sua produzione “casalinga”.

Possiamo però fare delle supposizioni basandoci sul suo ingrediente principale, l’Orzo.

L’Orzo, infatti, secondo la tradizione, fu il primo cereale coltivato dall’uomo, e sapendo che la coltivazione fu l’evento che segnò il passaggio dall’uomo nomade alla civiltà antica, le prime civiltà che produssero la birra furono quelle sorte sulla “mezzaluna fertile”, ossia i popoli mesopotamici, Sumeri e Babilonesi.

A queste seguirono le altre civiltà, quelle più prossime degli Egizi, ecc…

Per queste popolazioni la birra ha avuto un ruolo fondamentale, soprattutto perché ebbe grande importanza come mezzo di retribuzione delle varie caste sociali (Sumeri), ma anche perché nei periodi di carestia o d’indisponibilità di altri alimenti era usato come alimento (Egizi), tanto da meritare l’appellativo di “pane liquido”.

Nella cultura Egizia la birra veniva usata insieme a miele e farina d’orzo, come cibo per lo svezzamento, quando la madre non aveva abbastanza latte per sfamare i propri bambini.

La birra ebbe grande importanza anche dal punto di vista religioso, entrando a far parte delle cerimonie propiziatorie e di culto degli dei e nei rispettivi sacrifici.

Già nelle prime fasi la birra si distinse in più tipologie, secondo il cereale utilizzato nella produzione (orzo, spelta, ecc..), ma anche secondo la qualità e del colore, e gli Egizi furono i primi a far della produzione della birra un’arte, una vera e propria “produzione industriale a livello statale dell’antichità”.

Anche nella cultura ebraica la birra ebbe grande importanza come bevanda, e successivamente nella cultura ellenica.

In quest’ultimo caso la birra non era prodotta nel paese, essendo i greci estimatori del vino, ma importata dai paesi limitrofi quando per varie ragioni il consumo del vino non era permesso.

Per quanto riguarda l’Italia, il paese del vino per eccellenza, la birra ebbe grande successo tra la popolazione, anche se ebbe sostenitori anche tra i capi militari e politici romani che avevano potuto apprezzare la birra durante le loro campagne militari in Egitto e negli altri paesi dove invece la birra era amata.

Risaputi apprezzatori della birra furono i popoli d’oltralpe, i così chiamati “barbari” dai Romani.

Questi si erano fatti conoscere proprio come grandi trangugiatori di birra, e gli autori latini ne hanno lasciato numerose testimonianze nelle proprie opere, da Plinio a Catone, da Petronio a Tacito.

Con i Barbari, l’uso della birra si diffuse anche più a nord, nella Britannia e nell’Irlanda, paesi che oggi sono definiti i cultori della birra per eccellenza.

Se il Medioevo è stato per la storia un periodo buio, non si può dire altrettanto per la birra. In questo periodo la qualità della birra prodotta migliorò notevolmente grazie anche a particolari accorgimenti utilizzati, come per esempio l’uso del paiolo in rame e l’utilizzo del luppolo come aromatizzante e conservante.

La produzione della birra medioevale è gelosamente custodita all’interno dei monasteri, dove i monaci riuscirono a perfezionarne le tecniche e a migliorare la qualità della birra prodotta.

Ogni monastero aveva una propria regola per ciò che riguardava il consumo personale di birra, di cui era permesso berne giornalmente quantità enormi, a patto che si trattasse della birra meno pregiata, quella ottenuta dalle trebbie, la “seconda”.

Durante questo periodo la birra conobbe vari prodotti utilizzati come aromatizzanti: erbe, resine, ecc.., fin quando l’utilizzo degli aromi non fu disciplinato da Guglielmo IV di Baviera, il quale, con il famoso “Editto della Purezza”, il “Reinhetsgebot”, stabilì che i quattro elementi fondamentali per la produzione della birra dovevano essere esclusivamente malto d’orzo, acqua e luppolo.

Tutto ciò per mantenere la genuinità della birra ed evitare le frodi dei produttori, riservando pesanti sanzioni a chi non rispettasse tale norma.

Il consumo della birra venne aumentando nel corso del tempo fino al Cinquecento, quando guerre e rivoluzioni portarono gravi problemi e soprattutto…tasse!

Le cose cominciarono a migliorare quando la tecnologia fu in grado di abbassare i costi di produzione, consentendo ad un più vasto numero di persone di consumare la birra.

In Inghilterra, proprio a causa delle tasse, il popolo comune poteva permettersi la birra “importante” solo nelle grandi occasioni, riservando per tutti i giorni la birra “leggera” ottenuta dalle trebbie della prima birra.

La birra inglese era chiamata “Ale” e divenne ben presto bevanda nazionale.

L’uso del luppolo giunse in Inghilterra più tardi e il nome della birra continuò al essere lo stesso, sebbene negli altri paesi la birra amaricata fosse chiamata “Beer”.

Per quanto riguarda le tipologie di birra, si trattò sempre di birre ad alta fermentazione fino a quando non furono compiute le scoperte sui lieviti, i microrganismi responsabili delle fermentazioni, rendendo possibile l’uso della bassa fermentazione, metodo da allora utilizzato per le birre non tradizionali, ed utilizzato ancora oggi.

La scoperta dei lieviti e soprattutto del “Saccharomyces carlsbergensis” consentì di selezionare direttamente l’agente responsabile della fermentazione, riuscendo così a migliorare il prodotto finale, la Birra.

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